Tecniche e materiali per il restauro architettonico e archeologico: l’importanza del metodo

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L’Italia raccoglie sul proprio territorio un patrimonio architettonico sterminato, che testimonia in maniera grandiosa l’evoluzione della nostra civiltà attraverso la sua storia e la sua arte. Proprio per l’enorme eredità architettonica che possiede, l’Italia ha il dovere di vigilare con la massima attenzione sulle metodologie di restauro, intervenendo in maniera mirata e soprattutto appropriata nel recupero e restauro di edifici storici e siti archeologici.

L’utilizzo di tecniche troppo invasive o di materiali inadatti allo scopo rischia di rovinare le strutture in maniera completamente irreversibile, finendo per provocare più danni di quanti ne abbiano provocati gli agenti atmosferici e lo scorrere del tempo.

Qual è allora l’approccio migliore per il recupero di edifici antichi e per il mantenimento della loro integrità? 

 

L’approccio intellettuale alle tecniche di restauro architettonico

 

Il restauro architettonico (o ristrutturazione) è costituito da una serie di interventi che mirano a conservare o ripristinare la stabilità architettonica di un edificio per consentirne il mantenimento e il riuso. 

Il riuso di un edificio, quindi la sua apertura al pubblico e ad attività anche diverse rispetto a quelle per le quali l’edificio stesso era stato originariamente progettato, è l’unico modo per mantenere in vita un organismo architettonico, consegnando la sua eredità ai posteri.

Per realizzare in maniera opportuna questo tipo di interventi che tanto peso hanno sul nostro patrimonio artistico e culturale, è necessario operare con un approccio fortemente analitico: la consapevolezza che ogni edificio rappresenta un unicum e che deve essere profondamente analizzato prima di procedere a qualsiasi tipo di restauro è un ingrediente fondamentale nel restauro di edifici storici.

Effettuare un’analisi profonda della storia, dello stato di conservazione e delle criticità di un edificio permetterà di individuare volta per volta le tecniche più adatte al mantenimento in essere della struttura originaria senza metterne a rischio la stabilità residua con interventi destinati a rivelarsi dannosi sul lungo periodo. In questo processo anche l’individuazione dei materiali più adeguati a realizzare un restauro è fondamentale.

La spinosa questione dei materiali

La storia del restauro architettonico è tristemente costellata di errori. Intervenire in maniera avventata o imprudente su un organismo architettonico che è stato in grado di superare secoli e vicissitudini storiche e atmosferiche può portare a veri e propri disastri.

Per fare un esempio abbastanza famoso nell’ambiente, quando si volle procedere al restauro dell’anfiteatro di Eraclea Minoa si decise di ricoprire l’intera struttura con un pannello di plexiglass il cui peso però era incompatibile con le strutture che si intendeva proteggere e che, infine, ne sono uscite pesantemente danneggiate.

Qualcosa di molto simile è accaduto alla basilica di San Michele a Pavia, per restaurare la quale sono stati utilizzati fluosilicati che hanno irrimediabilmente danneggiato gli elementi decorativi della facciata.

L’universalità della malta

 

Nel corso della storia del restauro architettonico, si è stati costretti a “riscoprire” una verità antichissima: il materiale più adatto alla ristrutturazione di edifici antichi è la malta.

La malta è un elemento costituente degli edifici costruiti in epoca Romana e ha continuato a essere invariabilmente presente in tutti gli edifici costruiti nei millenni successivi, nonostante l’evoluzione delle tecniche di costruzione.

La malta è una componente legante degli edifici che si ottiene attraverso la miscelazione di calce all’acqua e a vari tipi di inerti e di aggreganti. Serve a conferire stabilità alle costruzioni architettoniche anche in fase di restauro e si è rivelata una sorta di panacea per gran parte dei mali che affliggono gli edifici storici, anche alla luce delle nuove indicazioni che vengono dagli studi sull’edilizia sostenibile.

L’importanza della calce nella formulazione delle malte per il restauro di edifici storici

Per realizzare una malta adeguata al recupero e restauro di edifici storici è strettamente necessario utilizzare calci naturali, prive di componenti moderne che possano alterare la composizione chimica e la struttura fisica degli altri materiali da costruzione utilizzati per un edificio storico. 

Le calci naturali inoltre sono perfette per la miscelazione di intonaci traspiranti, risananti e coibenti e per tutti quegli interventi finalizzati al consolidamento e alla stabilizzazione di elementi in pietra.

 

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